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Non è facile scrivere una storia del culto della Madonna di Loreto a Surbo. Le carte presenti negli archivi sono poche e non si può seguire un percorso storico esaustivo. Pochi si siano curati, quando era il tempo, di conservare documenti o di fermare su carta notizie e ricordi. Secondo la tradizione popolare, alcuni contadini intenti a dissodare un terreno, rinvennero dentro un tronco cavo di un olivo, una statua in legno raffigurante una donna di colore scuro, che reggeva sì un bambino in braccio, ma che nello stesso tempo sembrava priva di quelle braccia. I contadini portarono la statua a Surbo nella chiesa parrocchiale. L'indomani però la statua era sparita. Fu rinvenuta nel medesimo luogo in cui era stata trovata la prima volta: il tronco cavo dell'olivo. In quel luogo fu allora eretta la chiesa detta di Aurio.

La leggenda trova un fondamento storico nell' VIII secolo dopo Cristo, quando 1' imperatore bizantino Leone III, detto l'Isaurico, proibì la raffigurazione ed il culto delle statue e delle icone religiose considerandole come una forma di idolatria, e perseguitando chi le venerava (iconoclastia). Molti iconoduli tra cui i monaci Basiliani, in seguito a questa persecuzione iniziarono a trasferirsi in occidente sulle coste dell'Italia meridionale (specie su quelle salentine) portandosi appresso le immagini sacre. Ma anche nel Salento giunsero periodi di scarsa tranquillità dovuto alle incursioni degli Ottomani che saccheggiarono a lungo le nostre coste e i nostri casali. I monaci nascosero molte delle immagini sacre temendo che andassero distrutte. Col passare del tempo molte delle immagini nascoste rimasero tali, e se ne perse memoria fino a che non furono ritrovate casualmente.

I Basiliani stabilendosi qui, costituirono dei piccoli insediamenti di cultura e rito bizantino, detti in greco Laυrion, attorno ai quali pian piano sorsero dei casali. Con molta probabilità, la chiesetta di Santa Maria di Aurio ha preso tale denominazione dal luogo dove fu costruita, ossia dal casale sorto nel luogo detto di Aurio, che deriverebbe il suo significato toponomastico da Laυrion , diminutivo di Làυra. I Basiliani mantennero in queste zone il loro rito bizantino; è per questo motivo che si celebra la Madonna il martedì successivo alla Pasqua, come accade appunto nel rito bizantino.

La festa si tenne nel luogo del casale di Aurio, in agro di Lecce, per lungo tempo. Ma sulla giurisdizione di alcune masserie "vicine nel feudo di Surbo" erano sorte, già nella seconda metà del 1700, delle controversie tra la Parrocchia di Santa Maria della Porta e i parroci di parrocchie limitrofe, tra cui gli arcipreti di Surbo. Per un certo periodo la festa si tenne sia ad Aurio che a Surbo, per poi essere trasferita a Surbo nel 1838.

Come e perché la Madonna di Aurio sia stata identificata con la Madonna di Loreto non si sa con certezza. Il culto della Vergine di Loreto si affermò a Lecce dopo che don Giulio Cesare Prato fondò nel 1639 una chiesa sotto il titolo della Madonna di Loreto, con annesso monastero delle Cappuccinelle. E sulla base di questa data si può presumere che i nomi "Auritana", "Auretana" e "Lauria" (che è diverso dal nome Laura, anche esso usato spesso nei registri di anagrafe parrocchiale) presenti nei Registri dei Battesimi del 1600 della chiesa parrocchiale di Surbo, fossero già il segno di una devozione per la Vergine di Loreto, anche se occorre aspettare il 1694 perché una bambina sia chiamata "Lauretana".

Per Gerald Rohlfs il nome dialettale Tariu, deriverebbe da Lauriu, la forma dialettale di Laυrion. Forse l'assonanza tra Lauriu e Loreto fu la "spinta" usata per avviare il culto verso la Vergine di Loreto. A questo bisogna aggiungere poi il fatto che sia ad Aurio che a Loreto si venerava una statua raffigurante una Madonna nera che reggeva tra le braccia seminascoste dalle pieghe delle vesti un bimbo. Questo potrebbe spiegare la sovrapposizione del culto. Quale che sia l'origine, sappiamo da alcuni documenti che già nel Luglio1724 la festa di Aurio era celebrata dal clero di Surbo e non da quello di Lecce.

Anche per ciò che riguarda l'antica statua della Vergine non c'è il supporto di uno scritto, di un disegno o di una foto con cui poter cercare di far luce. Ci si può basare solo sui ricordi di poche persone anziane, dalle quali è stato raccontato che l'antica statua, all'inizio della prima guerra mondiale, fu tolta dalla nicchia dove era conservata, e fu messa su un piccolo altare. La gente accorreva in gran numero per pregare la Vergine per i propri congiunti che partivano per la guerra, e si accendevano gran quantità di ceri. Una scintilla fu fatale e la statua bruciò.

Al posto della statua bruciata fu fatta fare un'altra statua da don Ferdinando Ampolo, in adempimento ad un suo voto. Ma per la maggior parte della gente di Surbo questa statua era troppo dissimile nei tratti e nella forma da quella che aveva fino a poco tempo prima considerato la "sua" Madonna. Un fedele fece fare una nuova statua (quella che oggi si trova sull'altare maggiore) che, benchè avesse la carnagione chiara, aveva qualche somiglianza in più con l'antica statua andata bruciata.

Anno dopo anno la festa della Madonna di Loreto torna puntualmente ogni martedì dopo Pasqua: è la "Festa" dell'intero paese, la più sentita dai surbini; ma è anche quella che richiama molti devoti e curiosi da tanti altri paesi sia per la "focara" del lunedì di Pasqua, che per la processione del martedì mattina, con i bambini che vengono ancora "vestiti" per devozione, e con le donne che ancora camminano scalze per ottemperare ad un voto, dietro la statua della loro Madonna.

A cura di Osvalda Scalinci

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